GO DUGONG

Go Dugong, ovvero Giulio Fonseca, ha un passato di lunga frequentazione tanto dell’ambiente hip hop, quanto di quello dei software per fare musica. A 17 anni è il tipico b-boy che imbratta i muri e ascolta Public Enemy, NWA, EPMD, A Tribe Called Quest, Naughty By Nature e Gangstarr, mentre a casa smanetta con l’Amiga 500 e Fasttracker spezzando i primi ritmi in rigorosi 16 bit. Poi è arrivato il PC e i Kobenhavn Store, prima progetto in solitaria e poi vera e propria band alle prese con indie (anche post)rock virato indietronica a metà tra Morr Music, spezie scandinave e Giardini di Mirò.
In seguito è venuto il momento di Ableton Live, di nuove possibilità e dei controller digitali, e quindi di Go Dugong, progetto che si dedica da subito a una chillstep dai riferimenti hop. Non mancano, traversalmente, imprescindibili incisi a J Dilla e Madlib, miti non solo suoi ma anche di Populous, altro emblematico producer nostrano che dall’indietronica degli anni passati è tornato a sperimentare su un terreno più propriamente elettronico. Eppure, più che all’Andrea Mangia di oggi (Night Safari) e a tutto il giro Clap!Clap! e Dj Khalab – o al recente percorso di un altro monitorato producer italiano, ovvero Godblesscomputers – il percorso di Go Dugong sembra aver scelto una quadratura differente.
A Love Explosion, esordio lungo dell’ex Kobenhavn Store, mette tra parentesi sia il lato chillstep, glo-fi e post-soul dell’EP White Sun (e dei vari Welcome Back Sailors, fOfY, Indian Wells), sia quello più dreamy e pop e à la Friends Of Friends dell’EP Was (dove trovavamo anche la collaborazione con Life & Limb, duo composto dal newyorchese Michael McGuire e dal citato Mangia), per una tracklist all’insegna dello scazzo intelligente targato Ninja Tune. Si va da viaggi esotici à la Beat Konducta immersi in retrofuturismi (non mitteleuropei ma) nostrani a indolenti cadenze breakbeat tartufate da fruscii di puntine, qualcosa di dub e una profusione di campionamenti di vecchi dischi (anche film) degli anni ’60 e ’70. Ne vien fuori una folktronica 2.0, cucinata con il relax e l’impegno con il quale si preparano i migliori dolci.
Tutto parte da una luccicante pastella montata a massimalismo domestico, condito con teporose spezie psych: niente di nuovo o sperimentale, eppure tutti gli ingredienti sono ben dosati e al posto giusto. A Love Explosion è dunque un’avvolgente esplosione di colori e sapori, magari al ralenti e con un retrogusto che qui e lì (vedi Distances) schiuma malinconico (con molta efficacia).